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Chi rischia di più ed è senza voce
Dedicato a chi ci rimette di più ed è debole, e non dispone di una potente voce. Dedicato a chi è vecchio e solo, segregato. A chi è giovane e solo. A chi è solo. Dedicato a chi vive in un alveare di cinquanta metri quadri, in periferia, in quattro o più, senza balconcino. Dedicato agli autisti di metro e bus senza mascherine che guardano con terrore chi sale. Dedicato ai farmacisti, ai parafarmacisti, al personale delle farmacie con poche mascherine. Dedicato alle commesse dei supermercati con indosso sempre le stesse mascherine da settimane. Dedicato a chi va per strada per la nettezza urbana. Dedicato alle donne con i mariti violenti chiuse in casa. Dedicato a chi a casa ci resterà perché sarà disoccupato.
Dedicato ai poliziotti che vanno in macchina con indosso le stesse mascherine da settimane. Dedicato ai soldati che devono inseguire i nuovi untori, quelli che corrono nei parchi. Dedicato al runner cinquantenne e sovrappeso che viene insultato dalle finestre perché corre solitario facendo il giro dell’isolato. Dedicato ai commercianti che stanno studiando le carte per chiudere per sempre la loro attività. Dedicato ai rider che portano il cibo nelle case di chi, per non avvicinarsi, neanche gli allunga un euro di mancia. Dedicato ai camionisti che trasportano il cibo per i supermercati e i materiali utili, e trovano gli autogrill chiusi. Dedicato al dieci per cento di italiani che non ha Internet. Dedicato ai senzatetto che vorrebbero tanto condividere il nostro destino di una casa, di una casa qualunque. Dedicato agli operatori, ai tecnici, ai microfonisti, agli addetti alla sicurezza che non possono stare a casa perché devono garantire la messa in onda di talk sempre con lo stesso giro di ospiti. Dedicato ai colleghi giornalisti che devono seguire le conferenze stampa di chi dice poco o nulla. Dedicato alle baby sitter che non le chiama più nessuno. Dedicato agli agricoltori senza i quali non potremmo trovare niente sugli scaffali. Dedicato ai detenuti e alle guardie penitenziarie che pregano perché in carcere non si infiltri il virus. Dedicato a chi non può piangere i propri morti. Dedicato a chi, sopra un tot di età, sente addosso le «patologie pregresse», e trema. Dedicato ai medici, agli infermieri, a chi guida le ambulanze le cui sirene squarciano il silenzio di città deserte, e mettono paura.
(Pierluigi Battista - Corriere della Sera)
Ciao Michy.
Dedicato a chi sa dedicare ...
E davanti a queste parole,a questi pensieri si può solo stare in silenzio e riflettere ..sul fatto che ci lamentiamo,ma poi,in fondo, a molti di noi non va poi cosi male... e a questa dedica dobbiam aggiungere un grazie.. enorme. Esteso anche a te che hai portato queste parole
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