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| "Decorazioni urbane"di Erato, in Street photography ^^^^^^ Inviata il 19/06/2019, vista 433 volte. Laboratorio fotografico: |
Commenti
12 commenti
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#11 del 24/06/2019
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questo procedere tutti nella stessa direzione mi inquieta, è metafora della condizione umana ! guai se avanzasse il "pensiero unico"
#10 del 21/06/2019
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Grazie a Giorgio, Giuseppe, inimis e Klizio.
#9 del 20/06/2019
Punteggio commenti: +84
Una minuzia compositiva degna di una foto di architettura. Notevole l' ingresso in scena dato dai due muri laterali, le proporzionali distanze tra i passanti, le finestre tutte inglobate senza tagli superficiali. Titolo (per me) un pò troppo veicolante per essere una street: ma è una mia personalissima opinione quella per cui le street siamo più piacevoli se lasciate alla libera interpretazione, per cui è un' opnione che vale quel che vale.
Un degrado così proposto ha la sua bellezza creando un ordinato disordine. In genere detesto le scritte sui muri, sopratutto quelle deturpanti il luogo, qui credo che le scritte, pur se di mano diversa e non tutte belle, arricchiscano lo scorcio altrimenti troppo squallido,
#7 del 19/06/2019
Punteggio commenti: +108
Una bella street in un buon bianco e nero, piace anche a me fotografare queste "decorazioni urbane", ne ho una lunga serie...
#6 del 19/06/2019
Uno spaccato urbano destinato alla barbarie di chi non riesce a trovare di meglio da fare. Da sottolineare la totale indifferenza dei passanti. Il BN è un buon BN.
#5 del 19/06/2019
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Grazie a voi per gli esaustivi commenti...un piacere leggervi e condividere le vostre osservazioni.
#4 del 19/06/2019
Punteggio commenti: +101
Non fosse una scena reale potrebbe apparire come scenografia teatrale nel suo evidente parossismo urbano. Gli attori recitano la loro parte calati nella scena e nel loro ruolo. Il titolo dell'opera campeggia in caratteri cubitali CRONOS e ad esso le comparse si ispirano per rappresentare il tempo che segna la routine. Chi si affretta a piedi e chi corre in bici per fare prima. In questo teatrino, al di la della condivisibile denuncia urbana, ogni cosa è al suo posto per estrapolarla dall'ordinario ed elevarla ad emozione visiva
#3 del 19/06/2019
Punteggio commenti: +37
Direi Lodovico, che lo scempio da te citato è solo la prima zampa dell'"a" (per non dire il classico abc) del degrado architettonico ormai diffuso in maniera uniforme e non solo nell'urbe della città eterna. Se guardi la cosa da un'altra angolazione vi sono in italia "esperimenti" architettonici dei decenni passati con decine di parabole orientate, che a loro modo sono un soggetto fotografico....particolare.
Spesso mi domando come sia stato possibile, nel paese che detiene il 20% del patrimonio artistico mondiale, giungere a questo grado di barbarie visiva! Io amo i graffiti sui muri... quando sono una concreta espressione di pensiero... non dico arte, ma almeno il veicolo di un sentire. Il più delle volte invece si tratta solo di imbrattatori seriali! Poi stendiamo un penoso velo di silenzio sui motori dei condizionatori, la parabole satellitari, le antenne, gli infissi in alluminio anodizzato... Tutte cose che servono per carità! Però potrebbero essere collocate nella maggior parte dei casi in maniera da non uccidere il disegno di una facciata. A Roma sul lungo Tevere, ci sono tanti edifici dell'ottocento che ospitano uffici statali le cui faciate sono letteralmente colonizzate dai motori degli impiati di climatizzazione. Un orrore che quotidianamente si offre ai romani ed ai turisti! Un saluto e scusa lo sfogo!
#1 del 19/06/2019
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Viene in mente il concetto di "Entropia" come misura del disordine di un sistema...applicata ai contesti urbani ha un suo fascino... Peccato che l'arco e il relativo palazzo (visibile solo dal piccolo scorcio) siano stati affiancati, probabilmente inglobati, in un contesto molto ..."diverso". Al tempo c'erano altri problemi!!!
autore
#12 del 24/06/2019
Punteggio commenti: +22
Grazie Filippo.